Ti trovi in: Home » Progetto » Promotori

Profilo di Elio Angelini a cura dell'amico Giuseppe Anzelmo

Lo conobbi circa un quarto di secolo fa. Da allora la nostra amicizia è sempre stata costante e ben volentieri mi sono attivato per scrivere questa sua presentazione, che non vuole essere una sua scheda biografica, ma un “flash” della sua natura interiore.

Giovane imprenditore, amante entusiasta del proprio lavoro di albergatore.
Più tardi, scoprii il suo talento anche in altri campi dell’imprenditoria.
Però da sempre, lo conobbi per l’amore per la sua terra: Tartano e le sue valli.
I paesaggi alpini mozzafiato, i dolci pendii delle cime, i caprioli che giocano sulle rive scoscese, i fiori, che sembra impossibile possano avere colori così belli in una natura fredda ed apparentemente ostile, tutto fa parte di un suo modo di amare. Amore che non si limitava alla semplice contemplazione della natura come fa per esempio qualsiasi amante della montagna, il quale si bea di essere posseduto dall’immensità stessa nella quale si muove, ma amore attivo, un amore che trasforma in bellezza ciò che contempla, dandogli vita con l’organizzazione di quegli eventi atti a promuovere la rivalutazione della sua terra, proponendosi nell’amministrazione Comunale, e negli Enti Pubblici della provincia di Sondrio nonché all’attività politica intesa come mezzo di rivalutazione del legame con la sua valle.

Ma il vero matrimonio con la valle si è avuto con il progetto “Vivi Orobie”, ovvero con il recupero di terreni da pascolo con insediate una ventina di malghe in disuso, rovinate dalle intemperie, ma soprattutto rovinate dall’abbandono dell’uomo, il quale da un po’ di tempo in qua, insegue quasi esclusivamente il miraggio di una vita tranquilla, da perseguire con il minimo sforzo.

Malghe tutte da ristrutturare e riportare in attività, a quell’antico splendore di quando l’uomo viveva in sinergia con la natura.
Il lui la cosa che più ho apprezzato è quella di vedere, oltre le apparenze delle cose, la poesia nascosta oltre le cose stesse.
La madonnina dipinta sulla parete di una casa della Biorca, un canale di gronda fatto in un pezzo unico di larice scavato, l’accuratezza della posa dei sassi a secco utilizzati nella costruzione delle malghe, e posati ad uno ad uno in modo tale che anche con stravento l’acqua non entrasse mai all’interno, l’architettura spontanea con la quale i “nostri vecchi” pur senza diplomi o lauree, sapevano “incastonare” ciò che costruivano nel territorio in modo tale che alla bellezza della natura si aggiungeva la bellezza, anche semplice, dell’opera umana, erano tutte oggetto di stupore come quella di chi affacciandosi per la prima volta nel mondo ne scoprisse tutte le meraviglie.

Ma questo stupore, ha segnato il mondo di Elio; così come colui che ha sentito una musica dolcissima non si da pace finché non sia riuscito a risentirla, così lui, sperimentato queste meraviglie intese come poesia, altro non cerca se non perpetuarle.

Vivere quindi il territorio come poesia. Non come semplice spazio dove esplicare la propria esistenza, ma come spazio dove l’uomo possa lasciare la sua impronta tramite le sue opere. Impronta che anche a distanza di secoli lascia il visitatore che ne percepisce la bellezza senza fiato per qualche secondo.